Il calcare non c’entra con i calcoli
Partiamo dalla convinzione più diffusa, perché è anche la più sbagliata: l’acqua dura non fa venire i calcoli renali. Non è una posizione mia. L’Istituto Superiore di Sanità le ha dedicato una scheda nella sezione dei falsi miti, e scrive che il consiglio di sostituire l’acqua del rubinetto con acque leggere per evitare i calcoli «non è giustificato da evidenze scientifiche».
Il calcare che vedi nella caffettiera e i calcoli che si formano nel rene, nonostante il nome simile, sono due sostanze diverse. La prima non si trasforma nella seconda passando dal tuo corpo.
Il calcio dell’acqua non è il nemico. Anzi: una dieta povera di calcio aumenta il rischio di calcoli, invece di ridurlo. È uno dei ribaltamenti più controintuitivi della nefrologia, e uno dei più solidi.
Il calcio che prendi durante i pasti fa una cosa utile: cattura nell’intestino le sostanze che formano i calcoli e se le porta via. Se lo togli, quelle sostanze arrivano al rene invece di uscire. È per questo che le diete povere di calcio, pensate per proteggere, finiscono per fare il contrario.
Chi fa i calcoli ha quasi sempre una predisposizione individuale o familiare. Su quella l’etichetta della bottiglia non può niente.
L’unica riga che vale la pena guardare
Il numero che tutti guardano è il residuo fisso, cioè quanti sali minerali contiene l’acqua. È anche quello che serve meno: dice quanti sali ci sono, non quali. Due acque con lo stesso numero possono essere completamente diverse.
Se c’è una riga da leggere davvero, è il sodio. Quasi tutte le acque ne contengono pochissimo. Alcune però — spesso le effervescenti naturali, o quelle vendute per la digestione — ne hanno parecchio, e due litri al giorno di una di quelle diventano una quota che conta. Soprattutto se hai la pressione alta o una malattia renale.
La scorciatoia è cercare in etichetta la dicitura «adatta a diete povere di sodio»: si può usare solo se il sodio è molto basso, e ti risparmia il confronto fra le tabelle.
Se vuoi vedere come stanno messe le acque che trovi al supermercato, le ho messe in fila qui.
Il calcio dell’acqua quasi non conta. Il sodio dell’acqua, in qualche caso, sì. Ed è esattamente il contrario di quello che si sente dire.
E l’acqua del rubinetto?
L’acqua che esce dal rubinetto di casa è controllata due volte: dal gestore e dall’azienda sanitaria locale. E ogni anno il gestore è obbligato a comunicarti i risultati — li trovi in bolletta o sul suo sito.
Tradotto: è un’acqua controllata più spesso di quanto la gente immagini, costa quasi niente e non produce bottiglie di plastica. Se il sapore non ti piace — di solito è il cloro — basta una caraffa lasciata in frigo un’ora scoperta.
Due eccezioni ragionevoli: se abiti in una zona dove il gestore ha segnalato problemi specifici, e se hai un impianto interno vecchio, in quel caso l’acqua vale la pena farla scorrere qualche secondo prima di riempire il bicchiere. Per il resto, la scelta fra rubinetto e bottiglia è una questione di gusto e di portafoglio, non di reni.
Quanta, più che quale
Se hai avuto un calcolo, o sai di essere predisposto, quello che sposta davvero il rischio non è la marca: è quanto bevi in tutta la giornata. Urine più diluite significano cristalli che fanno fatica a formarsi e che se ne vanno prima di diventare un problema.
D’estate e dopo lo sport serve di più, perché quello che esce col sudore non passa dai reni. Per capire se stai bevendo abbastanza basta guardare il colore delle urine: chiare va bene, molto gialle no.
Un’avvertenza importante. Tutto questo vale per chi ha i reni che funzionano. Se hai un’insufficienza renale avanzata, uno scompenso cardiaco o sei in dialisi, «bere di più» non vale per te: il tuo limite di liquidi lo stabilisce il nefrologo, e superarlo fa danno. Se non sai in quale delle due situazioni ti trovi, chiedilo prima di cambiare abitudini.
Cosa chiedere al tuo medico
Tre domande che valgono più di mezz’ora davanti allo scaffale.
- Nel mio caso devo bere di più o devo stare entro un limite? E qual è il numero?
- Con la mia pressione, devo guardare il sodio dell’acqua che compro?
- Devo davvero ridurre il calcio nella dieta, o è uno di quei consigli superati?
Le fonti, per chi vuole controllare. Che l’acqua dura non favorisca i calcoli, e che una dieta povera di calcio ne aumenti invece il rischio, è quanto riporta l’Istituto Superiore di Sanità nella scheda «L’acqua del rubinetto fa venire i calcoli?» del portale ISSalute, che rimanda alle Linee guida CREA per una sana alimentazione. La classificazione delle acque per residuo fisso segue il D.M. 542/1992; il residuo fisso è il peso dei sali che restano facendo evaporare un litro d’acqua. La disciplina delle acque destinate al consumo umano, controlli compresi, è nel D.Lgs. 18/2023, che recepisce la direttiva (UE) 2020/2184. Nessuna indicazione qui riportata sostituisce la valutazione del tuo medico, che conosce la tua storia e la tua funzione renale.