il tuonefrologo.Dr. Michele Cavasso
Calcolosi · 8 min di lettura

La colica renale: cosa fare, e quando è un’urgenza

Quasi tutte le coliche si risolvono. Alcune no, e la differenza si riconosce da pochi segnali che vale la pena conoscere prima di averne bisogno.

Dr. Michele Cavasso
Nefrologo · Dirigente Medico SSN

Quando non è una colica da aspettare a casa

Questa parte viene prima di tutto il resto, perché è l’unica che può cambiare come finisce. La grande maggioranza delle coliche è dolorosa ma non pericolosa. In alcune situazioni, però, il calcolo che ostruisce diventa un problema serio in poche ore — e il segnale principale è uno solo.

Colica con febbre: vai in Pronto Soccorso

Se al dolore si aggiunge la febbre, o brividi scuotenti, la situazione cambia natura. Significa che dietro l’ostruzione può esserci un’infezione: l’urina infetta che non riesce a defluire è una delle poche vere emergenze della nefrologia, perché può portare a un’infezione generalizzata in poche ore. Non è una cosa da valutare domani, e non basta un antibiotico preso in casa: serve liberare la via urinaria.

Le altre situazioni in cui la valutazione va cercata subito, senza aspettare che passi:

Hai un rene solo
Rene unico dalla nascita, asportato, o un rene trapiantato. Se si ostruisce quello, non c’è l’altro che compensa.
Non urini più
Assenza o crollo della diuresi durante o dopo la colica.
Vomiti e non riesci a bere
Il vomito che non si ferma disidrata e impedisce di prendere qualsiasi cosa per bocca.
Il dolore non cede
Dolore che resta forte nonostante quello che il medico ti ha già dato.
Sei in gravidanza
La gestione cambia, e va condivisa fra più specialisti.
Hai già una malattia renale
Con una funzione renale ridotta, o con il diabete, la soglia per farsi vedere è più bassa.

In tutti gli altri casi la colica si gestisce con il proprio medico. Ma se sei in dubbio, il dubbio si risolve facendosi vedere: nessuno ti rimprovererà per essere andato in Pronto Soccorso con una colica.

Perché fa così male

Il dolore non viene dal calcolo che «graffia». Viene dall’ostruzione: quando il calcolo si incastra nell’uretere, l’urina si accumula a monte, la parete si distende e il muscolo comincia a contrarsi per spingere. Sono quelle contrazioni a dare il dolore, ed è per questo che va e viene a onde — non è una fitta continua, sono ondate che salgono e scendono.

Alcune cose che di solito sorprendono: il dolore non passa cambiando posizione, e questo lo distingue da molti dolori muscolari — chi ha una colica non sta fermo, si muove continuamente cercando una posizione che non esiste. Spesso si irradia dal fianco verso il basso, fino all’inguine. E nausea e vomito sono normali: rene e intestino condividono le vie nervose, quindi il corpo reagisce come se il problema fosse nella pancia.

Un’ultima cosa che vale sapere: l’intensità del dolore non dice quanto è grande il calcolo. Calcoli piccoli possono fare male in modo insopportabile, e alcuni calcoli grossi non danno colica affatto perché non si muovono.

Cosa aiuta e cosa no

I farmaci. Per il dolore della colica gli antinfiammatori sono in genere più efficaci degli antidolorifici oppioidi, e le linee guida europee li indicano come prima scelta. Ma qui devo essere preciso, perché su questo sito lo diciamo continuamente: gli antinfiammatori possono essere dannosi per i reni, e con una funzione renale ridotta la scelta è diversa. Quale farmaco va bene per te, e a quale dose, non è una decisione da prendere da soli né da ripetere per giorni: dillo a chi ti visita se hai una malattia renale, e non prendere di iniziativa quello che avevi in casa da un’altra volta.

Il caldo aiuta. Una borsa dell’acqua calda sul fianco o un bagno caldo non fanno passare il calcolo, ma riducono davvero la percezione del dolore mentre aspetti che il farmaco funzioni. È una delle poche cose che puoi fare subito e senza rischi.

Bere litri d’acqua durante la colica non serve. È il consiglio più diffuso e il più frainteso: bere molto è fondamentale per prevenire i calcoli, non per espellerne uno che sta ostruendo. Forzare i liquidi mentre la via urinaria è bloccata non spinge fuori niente. Bevi normalmente, quanto ti va — e se stai vomitando, a piccoli sorsi.

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La differenza fra prevenire e curare
L’acqua è l’arma migliore che hai fra le coliche, non durante. Se hai avuto calcoli, è nel resto dell’anno che si decide se ne farai altri.

Quanto tempo serve perché passi

Dipende quasi tutto da due cose: quanto è grande il calcolo e dove si trova. Sono le due informazioni che l’esame radiologico dà, e sono quelle su cui il medico decide se aspettare o intervenire.

DimensioneProbabilità che passi da solo
fino a 4 mmmolto alta — circa nove volte su dieci
4–5 mmalta, ma può richiedere settimane
5–10 mmcirca una su due
oltre 10 mmbassa — in genere serve un intervento

Conta anche la posizione: un calcolo già scivolato in basso, vicino alla vescica, ha molte più probabilità di uscire di uno ancora vicino al rene. E «passare da solo» non significa in giornata: per i calcoli piccoli si parla spesso di settimane, con episodi di dolore che possono ripresentarsi nel frattempo. Sapere che è normale evita di tornare in Pronto Soccorso ogni volta — a meno che non compaia uno dei segnali in cima a questa pagina.

Cosa succede quando ti fai vedere

In genere tre cose, in quest’ordine: togliere il dolore, capire se c’è un’infezione con esami del sangue e delle urine, e vedere il calcolo con un’ecografia o una TC senza contrasto — che è l’esame più preciso per dire dimensione e posizione.

Da lì la strada si divide: se il calcolo è piccolo e non c’è infezione, si aspetta con il controllo del dolore e un appuntamento di verifica. Se è grande, se ostruisce da troppo tempo, o se c’è infezione, si interviene — con tecniche diverse a seconda del caso, che il tuo urologo o nefrologo ti spiegherà. Non c’è una risposta unica, e chiedere perché in questo caso si è scelta una strada e non un’altra è una domanda del tutto legittima.

Dopo: la cosa più utile che puoi fare

Tieni il calcolo. Sembra un dettaglio e invece è il passaggio che cambia tutto quello che viene dopo: analizzato in laboratorio, il calcolo dice di che cosa è fatto — e da quello dipende come si previene. Un calcolo di ossalato di calcio, uno di acido urico e uno di struvite richiedono strategie diverse: senza sapere quale hai, la prevenzione è generica.

In pratica: urina attraverso un filtro — un colino a maglie fini, o la garza che ti danno in ospedale — in tutti i giorni successivi alla colica. Se lo raccogli, mettilo in un contenitore asciutto (non nell’acqua) e portalo al medico. Anche un frammento di pochi millimetri basta per l’analisi.

Il momento in cui la colica finisce è quello in cui la prevenzione comincia. Ed è quello in cui quasi tutti smettono di pensarci.

Il secondo passaggio è lo studio metabolico: la raccolta delle urine delle 24 ore che dice perché i calcoli si formano nel tuo caso specifico. Trovi come si fa senza sbagliarla e il percorso completo sulla calcolosi.

Quanta acqua serve per non rifarli
Il volume delle urine è la leva più semplice della prevenzione. Lo strumento calcola quanto bere sulla tua situazione.
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Le probabilità di passaggio spontaneo e l’indicazione degli antinfiammatori come prima scelta analgesica seguono le linee guida della European Association of Urology sulla calcolosi urinaria; i criteri di urgenza (febbre, rene unico, anuria, dolore non controllato) sono quelli condivisi dalla letteratura di medicina d’urgenza. Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce la valutazione medica: nessuna terapia va iniziata o modificata autonomamente.

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