il tuonefrologo.Dr. Michele Cavasso
Ipertensione · 7 min di lettura

Come misurare la pressione a casa

La pressione su cui si decide la terapia non è quella che ti prendo io in ambulatorio: è quella che ti prendi tu a casa. A patto di prenderla bene — ed è l’unica parte in cui posso solo spiegare, non fare.

Dr. Michele Cavasso
Nefrologo · Dirigente Medico SSN

Perché conta più dell’ambulatorio

Una misurazione in ambulatorio è una fotografia scattata nel momento peggiore: sei arrivato di corsa, hai aspettato in sala d’attesa, sei davanti a un medico. Su quel numero l’ambiente pesa quanto la pressione.

Le misurazioni fatte a casa, ripetute per giorni, descrivono la pressione con cui vivi davvero. Sono quelle che dicono se una terapia funziona, se serve aggiungere qualcosa o se si può alleggerire. Per questo la pressione a casa si legge con valori più bassi di quella misurata in ambulatorio: un numero che allo studio sarebbe accettabile, a casa può non esserlo.

È anche il motivo per cui non ha senso confrontare il valore che ti sei preso stamattina con quello dell’ultima visita. Sono due misure diverse, con due soglie diverse. L’obiettivo che devi raggiungere te lo scrive il tuo medico, e non coincide con il numero generico che si legge in giro: dipende dall’età, dai reni, dal diabete, dai farmaci che prendi.

Nella malattia renale questo conta doppio. La pressione alta danneggia i reni, e i reni malati fanno salire la pressione: si alimentano a vicenda. Tenere la pressione al bersaglio è una delle poche cose che rallentano davvero la progressione. Un diario di due settimane, in visita, vale più di qualunque discorso.

L’apparecchio giusto

Serve un misuratore elettronico da braccio. Non da polso e non da dito: sono considerati meno accurati e non sono raccomandati. C’è anche un motivo meccanico facile da capire: la pressione misurata al polso cambia di una quindicina di millimetri solo per come tieni la mano, e un valore che dipende da questo non serve a decidere una terapia. Se hai già un apparecchio da polso e ci sei affezionato, portalo in visita e confrontalo con la misurazione fatta in ambulatorio.

Meglio ancora se è un modello validato: esistono elenchi pubblici e gratuiti degli apparecchi che hanno superato le prove di accuratezza previste, tenuti aggiornati dalle società scientifiche dell’ipertensione. Un apparecchio validato costa quanto uno qualsiasi.

Poi c’è la parte che quasi nessuno controlla: la misura del bracciale. Deve avvolgere quasi tutto il braccio. Un bracciale troppo stretto per il braccio fa leggere una pressione più alta di quella vera, e l’errore non è piccolo: in uno studio, il bracciale standard usato su un braccio che ne avrebbe richiesto uno extra-large ha alzato la massima di quasi venti millimetri. Succede anche il contrario, in misura minore: su un braccio molto sottile il bracciale standard fa leggere qualche millimetro in meno del vero. Se hai il braccio robusto, il bracciale in dotazione spesso non basta: si compra a parte, misura large. Sulla confezione del bracciale c’è scritto per quale circonferenza di braccio è fatto — misurala una volta con un metro da sarta, a metà fra spalla e gomito.

Una volta sola, la prima volta

Misura la pressione a tutte e due le braccia. Una piccola differenza fra i due lati è normale. Da quel momento in poi userai sempre il braccio che ha dato il valore più alto: è quello che descrive la tua pressione. Se la differenza fra le due braccia è grande, dillo al medico — è un’informazione, non un allarme.

Come si misura, passo per passo

Sono cinque cose. Nessuna è difficile, e sono esattamente quelle che vengono saltate.

1

Cinque minuti di fermo, prima

Seduto, in silenzio, senza telefono. Non subito dopo essere salito per le scale, non nella mezz’ora dopo un caffè o una sigaretta, e con la vescica vuota. Sono i cinque minuti che separano una misurazione utile da un numero buttato.

2

Come stare seduti

Su una sedia con lo schienale, schiena appoggiata, piedi appoggiati a terra, gambe non accavallate. Non sul bordo del divano e non in piedi.

La schiena non appoggiata e le gambe accavallate alzano il valore. Non di poco.

3

Il braccio all’altezza del cuore

Braccio appoggiato sul tavolo, rilassato, con il bracciale all’altezza del cuore. Se il braccio penzola in basso il valore sale, se lo tieni sollevato scende. Il bracciale va sulla pelle nuda o su una manica sottile, non sopra un maglione arrotolato che stringe.

4

Due misurazioni, a un minuto di distanza

La prima misurazione tende a essere la più alta, per una reazione d’allarme che si attenua con l’abitudine. Aspetta un minuto senza alzarti e ripeti: quello che scrivi è la media delle due. Molti apparecchi la calcolano da soli e te la mostrano; se il tuo non lo fa, si fa a mente — 138 e 132 fanno 135.

Se le due sono molto diverse fra loro, fanne una terza dopo un altro minuto e fai la media delle tre.

5

Scrivi subito, e scrivi tutto

Massima, minima e battiti, sul foglio o sul telefono, nel momento in cui li leggi. La memoria dell’apparecchio non basta: mescola le misurazioni di persone diverse, non dice a che ora sono state fatte e non ha una colonna per le note.

Scrivi anche i numeri brutti. Un diario con le sole giornate buone non serve a decidere la terapia: porta a decisioni sbagliate.

E una cosa che non è un passo ma vale quanto gli altri cinque: durante la misurazione non si parla. Parlare mentre il bracciale si gonfia alza il valore.

Quando, e per quanti giorni

Due volte al giorno, sempre alla stessa ora: al mattino entro un’ora dal risveglio, prima dei farmaci e prima di colazione, alla sera prima di cena. Il mattino prima dei farmaci è importante — è il momento in cui la copertura della terapia è al minimo, ed è lì che si vede se basta.

Per almeno una settimana intera, meglio due, nei giorni prima della visita. Non una misurazione al giorno per due mesi, e soprattutto non una misurazione quando ti senti strano: quella dice solo che ti sentivi strano.

Un valore alto isolato, in una persona che sta bene, non è un’emergenza e non è un motivo per rimisurare cinque volte di seguito — l’ansia della misurazione fa salire la misurazione, e ci si mette in un circolo che finisce sempre male. Si scrive il numero, si va avanti, e si guarda l’andamento.

La media, non il picco

Alla fine della settimana non conta la misurazione peggiore né quella migliore: conta la media di tutte. Su questo il malinteso è universale. Le persone arrivano in visita e dicono «una mattina ho fatto 170», e quella mattina è l’unica che ricordano fra quattordici misurazioni normali.

C’è una sola eccezione tecnica, e vale la pena saperla: le misurazioni del primo giorno si scartano dal calcolo della media, perché il primo giorno i valori sono sistematicamente più alti — per la stessa reazione d’allarme. Va detto per intero: lo scarto pesa soprattutto se ti fermi al minimo di tre giorni; su una settimana intera cambia poco. È un motivo in più per non fermarsi a tre giorni.

La media della settimana la fa il medico, o la fa l’applicazione dell’apparecchio se ne ha una. A te basta avere tutti i numeri scritti, con la data e l’ora.

Gli errori più comuni

In ordine di quanto spesso li vedo, non di gravità.

Misurare solo quando ci si sente maleIl diario diventa una raccolta di giornate storte e descrive una persona che non esiste. Si misura a orari fissi, anche — soprattutto — quando va tutto bene.
Ripetere finché non esce un numero che piaceTre, quattro, cinque misurazioni di fila fino a quella «giusta». Due misurazioni, si scrive la media, ci si alza.
Il bracciale sbagliatoIl più silenzioso di tutti, perché l’apparecchio non se ne accorge e il numero sembra normalissimo. Controlla la circonferenza del braccio.
Saltare la dose e misurare ugualeCapita a tutti. Non è un problema: si scrive nelle note che quel giorno la dose è saltata. Il problema è non scriverlo.
Cambiare i farmaci da soli guardando il diarioIl diario serve a decidere insieme al medico, non al posto suo. Un valore basso una mattina non è un motivo per sospendere una compressa, e uno alto non è un motivo per raddoppiarla.

Camice bianco e pressione mascherata

Ci sono due situazioni che si vedono solo confrontando la pressione di casa con quella dell’ambulatorio, e sono il motivo per cui questo lavoro vale la fatica.

L’ipertensione da camice bianco: alta in ambulatorio, normale a casa. Riconoscerla evita terapie che non servono, e le terapie che non servono hanno comunque effetti collaterali. Non è rara: nella stessa meta-analisi, il 30% delle persone con malattia renale trattate come ipertese aveva la pressione normale a casa.

L’ipertensione mascherata: il contrario, e la più insidiosa. Normale in ambulatorio, alta a casa. Chi ce l’ha esce dalla visita rassicurato e continua per anni con una pressione che sta lavorando contro i reni, il cuore e il cervello. Senza misurazioni fuori dall’ambulatorio — il diario di casa, o l’holter pressorio delle 24 ore — non c’è modo di accorgersene.

Nella malattia renale la seconda è frequente. In una meta-analisi su pazienti con malattia renale, quattro su dieci fra quelli che in ambulatorio sembravano a posto — normotesi, o ipertesi con la terapia apparentemente ben regolata — risultavano ipertesi alle misurazioni fatte a casa. Non è la percentuale di chi ha l’ipertensione mascherata: è la percentuale di chi esce dalla visita rassicurato a torto. Che è esattamente il punto, ed è la ragione per cui insisto sul diario anche con chi in ambulatorio ha sempre valori buoni.

Cosa portare in visita

Il foglio con tutte le misurazioni: data, ora, massima, minima, battiti. Se stai seguendo anche il peso e i liquidi — e nella malattia renale la pressione da sola dice metà della storia — portali sulla stessa pagina: peso del mattino, quanto hai bevuto, quanta urina hai fatto. Insieme si legge una cosa che i numeri separati non dicono.

E porta anche l’apparecchio, almeno la prima volta. Lo mettiamo a confronto con quello dell’ambulatorio in un minuto, e da quel momento sappiamo se possiamo fidarci dei suoi numeri.

Il diario della pressione

Se non vuoi tenere un quaderno, ho fatto un diario da compilare qui sul sito: segni mattino e sera, lui calcola la media — scartando il primo giorno, come si deve — e la stampa in una pagina sola da portare in visita. I numeri restano nel tuo telefono: non li vedo nemmeno io.

Proteggere i reni, in concreto
La pressione è una delle cinque cose che contano davvero. Le altre quattro, e cosa farne.
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Fonti

Il metodo descritto qui — cinque minuti di riposo da seduti con la schiena appoggiata, braccio all’altezza del cuore, apparecchio elettronico da braccio con bracciale della misura giusta, due misurazioni a un minuto di distanza, entrambe le braccia alla prima misurazione, e sette giorni di rilevazioni mattino e sera prima della visita scartando il primo giorno dalla media — segue le linee guida pratiche ESH 2021 per la misurazione della pressione in ambulatorio e fuori (Stergiou GS et al., J Hypertens 2021;39:1293–1302) e le linee guida ESH 2023 sulla gestione dell’ipertensione arteriosa (Mancia G, Kreutz R et al., J Hypertens 2023;41:1874–2071). Dalle stesse fonti viene il principio che i valori misurati a casa vanno letti con soglie più basse di quelli misurati in ambulatorio. Lo schema — due misurazioni per occasione, due occasioni al giorno, sette giorni — è il cosiddetto protocollo «722» (Lin HJ et al., J Clin Hypertens 2022;24:1161–1173).

Lo scarto del primo giorno viene da un’analisi su 2.122 partecipanti (Kyriakoulis KG et al., J Hypertens 2022;40:1380–1387): la pressione domiciliare cala nei giorni successivi al primo e si stabilizza dopo il terzo, e il primo giorno risulta più alto degli altri di circa 2,8/1,4 mmHg. Gli stessi autori precisano che, con schemi superiori a tre giorni, escludere il primo giorno ha un effetto trascurabile.

Il dato sul bracciale viene da uno studio randomizzato incrociato su 195 adulti (Ishigami J et al., JAMA Intern Med 2023;183:1061–1068): il bracciale standard su un braccio da extra-large ha alzato la sistolica di 19,5 mmHg, mentre su un braccio sottile l’ha abbassata di 3,6 mmHg. La regola tecnica è che la camera d’aria copra l’80–100% della circonferenza del braccio.

Gli elenchi degli apparecchi validati sono pubblici e gratuiti: il più usato è quello di STRIDE BP, curato con la Società Europea dell’Ipertensione. Qui non si consigliano marche né modelli.

Il dato sull’ipertensione mascherata nella malattia renale viene dalla meta-analisi del 2009 di Bangash e Agarwal (Clin J Am Soc Nephrol): su 980 pazienti con malattia renale in sei studi, il 40,4% di quelli ritenuti normotesi o con ipertensione ben controllata in ambulatorio risultava iperteso a casa, e il 30,0% di quelli ritenuti ipertesi risultava normoteso. Gli autori avvertono che le stime si spostano parecchio a seconda delle soglie adottate. La prevalenza dell’ipertensione mascherata in senso stretto, nella stessa fonte, è l’8,3%.

L’articolo non riporta valori-soglia di proposito: il numero da raggiungere è personale e dipende dall’età, dalla funzione renale, dalla proteinuria, dal diabete e dalla terapia in corso. Lo scrive il medico che ti segue.

Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce la valutazione medica. I valori da raggiungere sono personali: te li indica il tuo medico. Nessun farmaco per la pressione va iniziato, sospeso o modificato in base a quello che leggi qui o a quello che vedi nel tuo diario.

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